REVIEWS

 

Eutk - Omega Review

Genovatune - Omega review

Genovatune - Spiritual Starvation review

METALZENA - Review Live At Logo Loco 20th March 2005

METALZENA - Review Live At New Bulldog Pub 2nd March 2006

 

 

 

 

 

 

EUTK - Omega Review

 

Voto: 7

 

Alpha ed Omega: il principio e la fine.
E, infatti, li troviamo ai due capi della tracklist del disco che i liguri Graveyard Ghost hanno appena realizzato per la Steelborn Records.
Nonostante siano in attività dal 2003 ed abbiamo già messo in cascina diversi lavori (tra questi anche un album autoprodotto dal titolo "Crystal Tears"), "Omega" è la prima occasione che ho per incrociare i Graveyard Ghost, anche se poi tra le loro fila scorgo un nome conosciuto, quello del loro nuovo cantante Fabio 'Vyper', che ben ricordo al microfono dei Death Or Glory. Fabio è entrato, infatti, in formazione solo nei primi mesi del 2005, giusto in tempo per prendere parte all'EP "Spiritual Starvation", che ha preparato il terreno all'incisione del nuovo album, un lavoro dove sono percepibili sia le influenze da parte dei principali gruppi di Power Metal Teutonico (quali ad esempio i Gamma Ray) sia quelle della NWOBHM. E l'unione di queste due anime è evidente in diversi pezzi, come avviene ad esempio su "The Meaning of Sadness", sulla battagliera "Reborn in Vengeance" o l'epica "Raining". "Fear" è invece un brano quadrato ed immediato con qualcosa del miglior Blaze Bayley solista, anche per l'approccio vocale messo in mostra da Fabio, che ritrovo ulteriormente migliorato rispetto a quanto aveva fatto sentire ai tempi di "In The Middle of the Storm", l'album realizzato nel 2002 con i Death Or Glory.
Altre due canzoni ben riuscite sono pure "Haze of Darkness", dall'inizio in crescendo, con delle linee vocali azzeccate e coinvolgenti unite ad un gran bel lavoro alle chitarre, e "Spiritual Starvation", la più articolata e ricercata (sopratutto a livello vocale) rispetto alle altre che compongono la tracklist di "Omega".
A dispetto del titolo che è stato destinato a questo disco, non si tratta certamente del capitolo conclusivo per i Graveyard Ghost, per i quali, vista l'energia e la passione messa in campo, si prospettano altri appuntamenti.

Sergio 'Ermo' Rapetti

 

 

 

 

 

 

GENOVATUNE - Omega Review

 

True heavy metal: come definire in tre parole il debut album dei genovesi Graveyard Ghost.
Tredici brani, comprensivi dell’intro Alpha, dell’intermezzo Withered Rose e della pianistica outro Omega che da’ il titolo al lavoro: atmosfere medievaleggianti, ritmiche telluriche, chitarrismi di pregiata fattura e refrains che si cementano in testa fanno di Omega un album oltremodo gradevole e metallarmente parlando rigenerante nella sua genuinità. Brani ben strutturati e granitiche sonorità eighties proiettano l’ascoltatore in sonorità degne dei migliori Manowar, Domine, Virgin Steel ed Iron Maiden. Eccellenti i brani Prisoner Of Youth (magistralmente strutturato, il brano è ricco di cambi di tempo, eticità e potenza) e Spiritual Salvation (notevoli le sovraincisioni a mo' di canone sulla strofa iniziale, nonché il solito ritornello azzeccatissimo); ottime anche Time To Burn, (un incipit al fulmicotone), la monolitica Fear, Evil Heart , che irrompe con un riff ottantiamo degno del maideniano Somewhere in time ed un magnifico ritornello, The Meaning Of Sadness e la lunga Angel of War.

I pezzi sono suonati con grande cura: il suono è decisamente incentrato sulle chitarre di Spane e Sinner, che scambiano convenevoli solistici, macinano riff ed arpeggiano parti acustiche; buona anche la performance vocale di Vyper (già sentito con i genovesi Death Or Glory); le parti del batterista Hammer, decisamente potenti, brillano per le interessanti soluzioni peccando qua e la per la poca nitidezza non compromettendo però la resa finale; poco valorizzato il basso, che meriterebbe una maggior considerazione data la maestria di Thunder.

La produzione è completamente curata dal chitarrista e mastermind Spane che svolge un ottimo lavoro: l’intero album è infatti stato registrato in toto nello studio dell’axeman, che ne ha curato anche editino, mixing e mastering.

Cosa dire se non che i Graveyard Ghost sono un'ottima realtà genovese e che, considerata la tenacia e la qualità che li contraddistinguono sentiremo ancora molto parlare di loro, del loro suono genuinamente heavy senza orpelli ne' compromessi: un ottimo e consigliatissimo acquisto per gli amanti del genere.

 

Michelangelo Repetto

 

 

 

 

 

 

GENOVATUNE - Spiritual Starvation Review

 

4 tracce altamente power più un video per il quintetto che compone i Graveyard Ghost.
“Spiritual Starvation” il nome della demo giunta al metallofilo di GenovaTune. Avendo sentito il gruppo in questione un buon numero di volte dal vivo mi si presenta l’occasione di ascoltarli su cd, di modo da apprezzare tutte le parti minimaliste che spesso in un live non riescono (o non si possono) esprimere.

Inizio precisando che la qualità audio è davvero ottima e sembra di ascoltare un cd di livello “professionistico”. Il genere proposto, è chiaro fin dall’opener “Fear”, può essere inscritto in quel filone di power metal che richiama sonorità di bands “storiche” come Helloween, Gamma Ray, Stratovarius etc. Quindi aspettatevi tutti i clichè del caso: doppio pedale, clean vocals molto spinte, cori e soli chitarristici furiosi!

Inutile dire che il combo genovese se la cava davvero bene nel genere; il singer Vyper colorisce al meglio le ritmiche dei musici senza eccedere nei numerosi acuti del genere che spesso non sono graditi dal sottoscritto. Le ritmiche serrate di chitarra, basso e batteria sono gli ingredienti ufficiali per la ricetta del genere.

Le prime due canzoni, Fear e Prisoner Of Youth, costituiscono una bella miscela per mettere sull’attenti l’ascoltatore: inutile dire che l’headbangin’ è d’obbligo (mi spiace sono rasato a zero ragazzi, ndr!), suoni potenti e voce sempre adatta alla situazione che non perde intensità nemmeno quando deve affrontare le note medio-basse.

C’è spazio per la strumentale Withered Roses dove una chitarra acustica crea l’atmosfera per la successiva ed ultima canzone, omonima dell’album. Traccia che chiude in maniera più che lodevole una demo breve ma intensa.
Nota a parte per il video contenuto nel cd, girato, azzardo, sulle alture di Castelletto? (sono solo supposizioni, ndr!), semplice e di cui si apprezza la buona qualità!

Dal vivo le sensazioni vengono confermate così da promuovere a pieni voti l’operato di questi ragazzi. Complimenti a Vyper e soci!

 

Alessio Rassi

 

 

 

 

 

 

 

METALZENA - Review Live At Logo Loco 2nd March 2005

 

E’ una bella serata x il metallo a Genova, abbiamo seguito x voi una serata dell’ Emergenza Festival alla quale hanno partecipato 4 band, metal e non, come vedremo…

Aprono le danze i Graveyard Ghost con tre pezzi propri provenienti dal loro demo del 2004, si tratta di Fear, Evil heart e Prisoner of youth, le sonorità sono prettamente Power Metal e la prestazione è notevole dato l’estremo affiatamento. Le canzoni scorrono via piacevoli, caricate al punto giusto da “Vyper” alla voce che risulta un frontman instancabile.

Le song sono parecchio curate e particolari, gli stessi assoli sono di ottima fattura, alcuni caratterizzati dal pedale Wah e si odono pure parecchie influenze Thrash. La band, trascinata dalla terremotante prestazione di Mark the Hammer alla batteria, giunge così alla prima di 2 cover, We are not gonna take it dei Twisted sister, proposta fedelmente, scalda inevitabilmente il pubblico a dovere prima di lasciare spazio a una personalissima versione di Breaking the law dei Judas Priest decisamente più… Power!


I Graveyard Ghost chiudono la loro esibizione con un’altra canzone: propria, Angel of war parte soffusa su di una stupenda melodia e decolla verso il pianeta Speed-Power con un tiro fuori dal comune, decisamente la loro canzone più ispirata…

Veloce cambio di band e salgono sul palco i Silent Scream, che partono decisi con Hearts on fire degli Hammerfall, riproposta in maniera impeccabile e che mi lascia decisamente di sasso soprattutto x la prestazione di Seth alla voce.

Segue The cold touch of the blade, song scritta dalla band e decisamente trascinante, puro Heavy Metal di ottima fattura!

Andiamo avanti col classico dei classici, Paranoid presentata in modo decisamente pesante fa il suo sporco lavoro e ci introduce ad un altro pezzo della band, Chess master, classico metal anthem anni ’80 caratterizzato da cori trascinanti e guitar-solo di prestigio. Si procede con Symphony of destruction dei mitici Megadeth, forse un po’ sottotono ma poco male, si chiude il concerto con Fear of the dark… E non vi stò manco a dire che casualmente è la canzone trionfante della serata, no comment.

Pausa e si riprende con i Bit Nik, questi ragazzini di 50 anni che da qualche tempo hanno ripreso a suonare a manifestazioni e nei locali ci accolgono con un delizioso midley di canzoni rock anni 60-70, prestazione impeccabile, si continua con alcuni pezzi di musica italiana di quel periodo e con due capisaldi dell’hard rock, Black night e Smoke on the water dei Deep purple, qui si sente veramente le partecipazione dei presenti ma del resto è impossibile trattenersi anche perché la band è formata da autentici professionisti e le canzoni ricevono il giusto tributo.

Chiudono la serata gli A.F. di La Spezia, quintetto dedito ad un Death Metal melodico di chiara influenza scandinava, veramente potentissimi e precisissimi. Sfoderano una superba prestazione sulle note di Atrocity exhibition e The funeral of the earth, canzoni proprie caratterizzate da una propensione alla pesantezza rispetto alla velocità e da una certa malinconia. Sugli scudi Francesco alla voce, che eccelle sia nel growl che nello scream più alto, notevole comunque la prestazione dell’intera band che purtroppo non viene giustamente ricompensata degli sforzi fatti dato che ormai il locale è pressochè deserto…


E qui giungiamo al punto dolente, come sempre la totale assenza di pubblico esclusi i “soliti amici” delle band demolisce il lavoro svolto da ogni band. Sarà la disinformazione, sarà la comoda poltrona di casa, saranno i prezzi esosi dei locali… resta il fatto che bisogna supportare le band di casa nostra se si ha la possibilità.

 

The Metallian

 

 

 

 

 

 

METALZENA - Review Live At New Bulldog Pub 2nd March 2006

 

Ieri sera grande prova dei GG al Bulldog pub di Serra riccò, i ragazzi sono riusciti nel difficile intento di attirare un buon numero di spettatori e non è facile come sembra di giovedì sera.
Proponendo una scaletta di pezzi propri e cover, il gruppo ripropone alcune delle più amate canzoni di sempre, da Breaking the law e nightcrawler degli immortali Judas a Run to the hills per giungere poi all'immancabile We're not gonna take it dei Twisted sister, ormai diventata cammeo di ogni loro live.
La serata iniziata alle 22.30 procede senza sosta fino a mezzanotte, quasi due ore di buona musica e spettacolo.

Ottima prestazione di Vyper al microfono, che ha retto bene la fatica, dando segni di stanchezza solo sul bis finale, un po' giù di tono.
Impeccabile anche Sinner e il suo compagno d'ascia Spane, che ho visto solo un po' in difficoltà nell'attacco di Train of consequences. Per il resto i due scorrono precisi e veloci.
Anche il reparto ritmico va molto bene, Thunder molto bravo anche come presenza scenica, ha regalato al pubblico alcune "mosse" riconducibili al mitico Harris e head-banging quanto basta.
Un plauso particolare e meritato a Hammer, capace di strabiliare per la velocità di esecuzione e la discreta precisione con cui assesta i colpi a quella povera batteria. Povera poi nemmeno tanto, vista la moltitudine di piatti e tamburi del drum-set!
L'instancabilità di Hammer è sulla buona strada per entrare nella leggenda, visto che dopo quasi due ore di concerto senza pause e uno spericolato assolo con tanto di doppia-cassa a elicottero, avrebbe avuto ancora le forze per tirare avanti un altro po'.

Unica nota marcatamente negativa: l'acustica del locale. In certi passaggi particolarmente concitati gli strumenti sembravano fondersi, creando un effetto cassa di risonanza non molto gradevole, ma questa non è certo colpa dei GG che si dimostrano senza dubbio una formazione ben rodata e affiatata, capace di calcare il palco in scioltezza grazie anche al front-man Vyper, molto bravo a coinvolgere i presenti con cori e battimani.
Un'ultima nota personale sempre sul cantante: l'ho trovato dannatamente indicato a cantare i Maiden, tant'è che spesso sembrava di sentir cantare Dickinson! Forse i ragazzi dovrebbero considerare la possibilità di inserire più cover dei Maiden a discapito di altre.

Per concludere: una bella serata sotto tutti i punti di vista e auguriamo ai GG di riuscire a cavalcare la cresta dell'onda fino in fondo. Nei prossimi giorni ci appresteremo ad ascoltare il loro nuovo demo "Spiritual starvation" per poi recensirlo sul sito, restate sintonizzati dunque.

Demonizer